
500 milioni di euro per l’edilizia penitenziaria e procedure d’appalto riservate. Prevista la costruzione di 21 mila posti in più.
Il Consiglio dei ministri ha approvato la dichiarazione dello stato di emergenza per i penitenziari italiani, proposta dal ministro della Giustizia, Alfano, all’interno del piano carceri che prevede lo stanziamento di 500 milioni di euro per un nuovo progetto di edilizia penitenziaria e l’assunzione di 2000 agenti di polizia. “La situazione nelle carceri è diventata intollerabile - ha detto Silvio Berlusconi durante il primo Consiglio dei ministri del 2010 - uno Stato civile non può togliere la dignità delle persone”.
Con la proclamazione dello stato di emergenza nelle carceri italiane, il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, riceverà maggiori poteri. Soltanto lo scorso anno Ionta fu nominato commissario straordinario per l'edilizia carceraria. In sostanza, sarà un commissario delegato rivestendo il ruolo che Guido Bertolaso ha svolto a Napoli per l’emergenza rifiuti o in Abruzzo dopo il terremoto.
Lo stesso Ionta lo scorso ottobre ha partecipato alla stesura del piano carceri. Per risolvere l'emergenza si è autoconferito il potere di agire in deroga alle norme in vigore, avvalersi di consulenti esterni e segretare le procedure di affidamento dei contratti pubblici. Le procedure per la costruzione delle nuove carceri saranno in questo modo semplificate e la documentazione, sotto la responsabilità del presidente del Consiglio, potrà essere classificata come “riservatissima”, una strategia idonea a selezionare gli operatori economici interessati agli appalti.
“Questa che ci accingiamo a compiere - è stato il commento di Alfano - è una missione che non ha precedenti nella storia della Repubblica perché si vuole risolvere il problema del sovraffollamento carcerario non ricorrendo all’ennesima amnistia o indulto ma volendo dare dignità a chi deve, comunque, scontare una pena”.
Dura la reazione del Partito degli Operatori della Sicurezza e della Difesa (Psd). Per rispondere al sovraffollamento carcerario ci sarebbero già 40 penitenziari pronti ed inutilizzati.
Nonostante ci siano strutture già disponibili, sottolinea il Psd, “il governo progetta la costruzione di nuovi istituti penitenziari stanziando addirittura 500 milioni di euro chiedendo ulteriori fondi all'Unione Europea con apposita proposta divenuta addirittura oggetto di una risoluzione dell'Europarlamento. La semplice, ma soprattutto notevolmente meno onerosa, ristrutturazione degli edifici già presenti sul territorio risulterebbe attuabile in tempi brevissimi se confrontati con quelli necessari alla costruzione ex novo di carceri”.
Nel documento presentato oggi dall'Associazione Antigone, da Arci e dall'Associazione Volontari in Carcere (VIC) della Caritas di Roma, si chiede al governo di rinunciare a costruire nuovi penitenziari e di destinare quei 500 milioni di euro alla realizzazione di 10 mila progetti di recupero sociale, più efficaci contro il problema della recidività, come spiega il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella. Il 68% dei detenuti che scontano la loro pena secondo il regime tradizionale, tendono a commettere reati dopo la prima pena.
Don Sandro Spriano, cappellano del carcere di rebibbia e presidente del VIC (l'associazione dei volontari) della Caritas di Roma, denuncia la difficile situazione economica del penitenziario, dove un rotolo di carta igienica deve bastare al detenuto per 10 settimane, se non ha i soldi per comprarne uno per conto proprio al supermercato interno.

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