mercoledì 13 gennaio 2010

PIANO ALFANO: IL GOVERNO APPROVA LO STATO DI EMERGENZA PER LE CARCERI


500 milioni di euro per l’edilizia penitenziaria e procedure d’appalto riservate. Prevista la costruzione di 21 mila posti in più.

Il Consiglio dei ministri ha approvato la dichiarazione dello stato di emergenza per i penitenziari italiani, proposta dal ministro della Giustizia, Alfano, all’interno del piano carceri che prevede lo stanziamento di 500 milioni di euro per un nuovo progetto di edilizia penitenziaria e l’assunzione di 2000 agenti di polizia. “La situazione nelle carceri è diventata intollerabile - ha detto Silvio Berlusconi durante il primo Consiglio dei ministri del 2010 - uno Stato civile non può togliere la dignità delle persone”.

Con la proclamazione dello stato di emergenza nelle carceri italiane, il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, riceverà maggiori poteri. Soltanto lo scorso anno Ionta fu nominato commissario straordinario per l'edilizia carceraria. In sostanza, sarà un commissario delegato rivestendo il ruolo che Guido Bertolaso ha svolto a Napoli per l’emergenza rifiuti o in Abruzzo dopo il terremoto.

Lo stesso Ionta lo scorso ottobre ha partecipato alla stesura del piano carceri. Per risolvere l'emergenza si è autoconferito il potere di agire in deroga alle norme in vigore, avvalersi di consulenti esterni e segretare le procedure di affidamento dei contratti pubblici. Le procedure per la costruzione delle nuove carceri saranno in questo modo semplificate e la documentazione, sotto la responsabilità del presidente del Consiglio, potrà essere classificata come “riservatissima”, una strategia idonea a selezionare gli operatori economici interessati agli appalti.
“Questa che ci accingiamo a compiere - è stato il commento di Alfano - è una missione che non ha precedenti nella storia della Repubblica perché si vuole risolvere il problema del sovraffollamento carcerario non ricorrendo all’ennesima amnistia o indulto ma volendo dare dignità a chi deve, comunque, scontare una pena”.

Dura la reazione del Partito degli Operatori della Sicurezza e della Difesa (Psd). Per rispondere al sovraffollamento carcerario ci sarebbero già 40 penitenziari pronti ed inutilizzati.

Nonostante ci siano strutture già disponibili, sottolinea il Psd, “il governo progetta la costruzione di nuovi istituti penitenziari stanziando addirittura 500 milioni di euro chiedendo ulteriori fondi all'Unione Europea con apposita proposta divenuta addirittura oggetto di una risoluzione dell'Europarlamento. La semplice, ma soprattutto notevolmente meno onerosa, ristrutturazione degli edifici già presenti sul territorio risulterebbe attuabile in tempi brevissimi se confrontati con quelli necessari alla costruzione ex novo di carceri”.
Nel documento presentato oggi dall'Associazione Antigone, da Arci e dall'Associazione Volontari in Carcere (VIC) della Caritas di Roma, si chiede al governo di rinunciare a costruire nuovi penitenziari e di destinare quei 500 milioni di euro alla realizzazione di 10 mila progetti di recupero sociale, più efficaci contro il problema della recidività, come spiega il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella. Il 68% dei detenuti che scontano la loro pena secondo il regime tradizionale, tendono a commettere reati dopo la prima pena.
Don Sandro Spriano, cappellano del carcere di rebibbia e presidente del VIC (l'associazione dei volontari) della Caritas di Roma, denuncia la difficile situazione economica del penitenziario, dove un rotolo di carta igienica deve bastare al detenuto per 10 settimane, se non ha i soldi per comprarne uno per conto proprio al supermercato interno.

“Persino a rebibbia - ha spiegato Don Sandro - mancano i soldi per tutto. Non ci sono fondi per la manutenzione, per comprare una lampadina, piove dappertutto. I direttori fanno i salti mortali per riuscire a tenere in piedi il carcere, ma fanno quello possono”.

venerdì 8 gennaio 2010

BREVI

Svizzera: multa record di 200mila euro per eccesso di velocità

Roland S., un uomo d'affari con un'azienda a Dubai, è stato multato con un’ammenda di 299.000 franchi svizzeri pari a 200.000 euro, per aver superato il limite di velocità nell’abitato di Mörschwil, nel Canton San Gallo, in Svizzera. L'uomo era alla guida della sua Ferrari e andava ai 137 km/h, ma non avrebbe dovuto superare i 100 km/h.
Il tribunale elvetico gli ha comminato una multa record in base al cospicuo reddito del signore, pari a circa 20 milioni di euro. In Svizzera la legge prevede che le multe siano proporzionate al reddito personale.

Portogallo:sì ai matrimoni gay.
Sesto Paese dell'Unione Europea

Anche il Portogallo ha legalizzato le nozze tra persone dello stesso sesso. Dopo Belgio, Svezia, Norvegia, Spagna e Olanda, anche il Parlamento portoghese ha approvato un disegno di legge del governo socialista che legalizza l'unione tra omosessuali, ma ha invece respinto la proposta di permettere l'adozione tra coppie dello stesso sesso.
In caso di ratifica presidenziale, il primo matrimonio gay potrebbe essere celebrato ad aprile, un mese prima della visita ufficiale di Papa Benedetto XVI.

TENSIONE A ROSARNO. SCONTRI TRA IMMIGRATI E CITTADINI


Stamattina i negozi e le scuole di Rosarno (Reggio Calabria) sono rimasti chiusi, in previsione della manifestazione degli immigrati della Piana di Gioia Tauro.
Migliaia di extracomunitari si sono radunati per le strade e nella piazza del comune per manifestare contro l’episodio accaduto ieri, in cui due immigrati sono stati feriti da sconosciuti con alcuni colpi di carabina ad aria compressa. Dopo i disordini di ieri quando gli immigrati hanno dato vita ad una guerriglia urbana, in cui sono rimaste ferite 34 persone, gli scontri sono proseguiti anche oggi durante le accese proteste degli immigrati.

Una parte di loro, armati di bastoni e spranghe ha danneggiato vetrine e rovesciato cassonetti. Un abitante ha sparato in aria dalla terrazza, cercando di far dileguare alcuni manifestanti che avevano circondato la sua abitazione.

Circa duecento immigrati hanno attuato due blocchi stradali, uno a nord e uno a sud dell'abitato di Rosarno, sulla statale 18, impedendo alle auto di transitare per tutta la giornata.

Neppure la troupe della Vita in diretta, il programma di Raiuno condotto da Lamberto Sposini, è riuscita a sfuggire alla violenza che si scatenava per le strade di Rosarno. La redazione ha reso noto che, mentre il giornalista Giacinto Pinto stava seguendo gli scontri, è stato avvicinato da un gruppo di giovani locali che hanno inveito e aggredito il cameraman gridando di non “filmare loro, ma gli extracomunitari che sono la causa di tutto”.

Gli immigrati hanno chiesto che una loro delegazione incontrasse Francesco Bagnato, il commissario prefettizio del Comune che è stato sciolto per infiltrazione mafiosa.

Dopo aver assicurato agli extracomunitari protezione e giustizia, il commissario ha incontrato anche una delegazione di cittadini di Rosarno che chiedevano l'immediato allontanamento degli immigrati presenti nella cittadina della Piana di Gioia Tauro. I cittadini hanno poi occupato la sede del comune ed organizzato una contromanifestazione, mobilitata dal giornalista pubblicista, Marcello Marzialetti, che si è presentato come corrispondente di un quotidiano locale e ai cronisti ha detto: “Gli immigrati devono andarsene da Rosarno”.

Alla fine della protesta sono avvenuti scontri anche tra la popolazione locale e le forze dell’ordine. Alcuni giovani hanno cercato di intercettare gli immigrati che rientravano nei centri di ricovero in cui sono ospitati, ma sono stati fermati dagli agenti di polizia. “Dovete picchiare loro e non noi, perché sono loro i veri criminali” ha detto uno dei fermati.
Non si fanno attendere le dichiarazioni del ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “In tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazioni di forte degrado, come quella di Rosarno. “Stiamo intervenendo - ha sottolineato il ministro -, intanto ponendo fine all'immigrazione clandestina, agli sbarchi che hanno alimentato il degrado, e a poco a poco porteremo le situazioni alla normalità, questo è il nostro impegno”.
Secca la replica di Pier Luigi Bersani: “Mi dispiace molto che il ministro dell'Interno non abbia perso l'occasione, anche questa volta, di fare lo scaricabarile sulla famosa immigrazione clandestina”.

Poco più tardi è il ministro della Difesa La Russa a rialzare i toni. “Troppa tolleranza verso i clandestini” - ha detto il ministro - lo Stato ha il dovere di fare rispettare le leggi, di fare rispettare le regole. Non può esserci tolleranza, specie per chi usa la violenza in maniera così evidente, per il solo fatto che è un immigrato. “Anzi - ha aggiunto - credo che il degrado sia proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina di questi ultimi anni”.
E Bagnato si sbilancia. “Il ferimento accaduto ieri di due immigrati non è riconducibile a razzismo” ha riferito il commissario prefettizio “Si è trattato in realtà - ha aggiunto - di un atto provocatorio e delinquenziale da parte di alcune persone”.

Intanto sul social network Facebook è attivo da alcuni mesi un gruppo intitolato 'Gli africani salveranno Rosarno'. Al momento vi aderiscono 1500 persone. Scopo del gruppo è quello di una sorta di osservatorio invernale sulla raccolta degli agrumi nella Piana di Gioia Tauro, con la speranza di mantenere alta l'attenzione, contrastare ogni forma di razzismo, informare correttamente, sfatare i luoghi comuni sul fenomeno dell'immigrazione e promuovere percorsi di integrazione.

giovedì 7 gennaio 2010

Regionali, alleanze variabili. Udc: sì a Boccia in Puglia e Polverini nel Lazio

Casini preferisce la sindacalista a Emma Bonino, mentre in Puglia sceglie il candidato democratico. Di Pietro chiede chiarezza a Bersani e blocca il confronto in Umbria, Piemonte ed Emilia.

Ieri l’Udc si è detta disposta ad appoggiare Boccia, già sconfitto dal governatore uscente Vendola alle primarie per le elezioni regionali del 2005. "In Puglia - ha risposto Pier Ferdinando Casini, in un'intervista al Tg2 - abbiamo scelto un moderato, perché Boccia è un moderato”. Il candidato democratico per la Puglia deve però mobilitarsi per trovare una coalizione che lo sostenga. Per quanto riguarda il Lazio, la situazione è diversa. Dopo la candidatura del vicepresidente del Senato, Emma Bonino, alla carica di governatore, l’Udc ha sciolto le riserve ed ha appoggiato Renata Polverini, candidata Pdl.Il leader centrista si è difeso dall’accusa, portata avanti da Berlusconi, di fare alleanze variabili, considerando il suo modus operandi indispensabile per “uscire da questo schema di una politica bipartitica finta e fittizia in cui i grandi partiti litigano su tutto al loro interno".
Casini ha spiegato di stimare la candidata del Pdl sia per "il lavoro svolto all'Ugl" sia per la sua "grande battaglia a favore del quoziente familiare".
Intanto la Polverini e la Bonino si sono scambiati gli auguri davanti ai microfoni del Tg5. “Nessuna delle due – ha dichiarato la radicale - ne uscirà battuta se sapremo dare vita a un confronto civile”.Mentre in Puglia sembra avvicinarsi la conclusione delle trattative - lunedì prossimo il deputato Pd dovrà presentare la coalizione che lo appoggia, indipendentemente dalla posizione del governatore uscente, Nichi Vendola, che incontrerà domani- e a Roma la Bonino e la Polverini si scambiano gli auguri, l’Idv sospende il confronto con il Pd. Dopo la lettera che Di Pietro ha inviato a Bersani, in cui chiedeva chiarimenti al segretario del Pd riguardo alle parole di Letta sul partito dell’ex-pm e sulla volontà di allearsi, l’Idv ha sospeso momentaneamente ogni trattativa con il Pd in Umbria e in Emilia Romagna in vista delle prossime elezioni regionali di marzo". In precedenza anche l'Idv piemontese aveva sospeso il confronto con il Pd.


giovedì 24 dicembre 2009

NOI I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO


Christiane è una bambina sveglia, intelligente e sensibile. Nel 1968 si trasferisce a Berlino con i genitori. Loro vogliono aprire un’agenzia matrimoniale, ma gli affari vanno male. Christiane cresce accanto ad un padre violento, alcolizzato e senza lavoro, che presto abbandona la famiglia, ed una madre che, dopo l’abbandono del marito, è più impegnata a ricostruirsi una nuova vita piuttosto che occuparsi di sua figlia.

A dodici anni Christiane comincia a fumare hascish alla Haus der Mitte, il centro giovanile della Chiesa luterana di Gropiusstadt. Poi passa alle droghe sintetiche: Valium, Mandrax, LSD, Efedrina, con le quali si stordisce quando va al Sound, “la più moderna discoteca d’Europa”, uno scantinato maleodorante e centro dello spaccio di stupefacenti e della prostituzione giovanile. Al Sound conosce Detlef, un ragazzo poco più grande di lei, con cui instaura un rapporto che va oltre l’amicizia.

A quattordici anni, dopo un concerto di David Bowie, sniffa per la prima volta eroina. Pochi mesi più tardi comincia a bucarsi.

Trascorre i successivi due anni nel tunnel della droga, vivendo due vite distinte: la mattina frequenta la scuola e il pomeriggio va la stazione dello zoo di Berlino, in compagnia di altri giovani “bucomani”, dove comincia a prostituirsi per potersi permettere la “roba”.

La madre, ignara per molto tempo della tossicodipendenza della figlia, cerca di aiutarla ad uscire dal vortice dell’eroina, ma la disintossicazione è un processo lungo e doloroso. Christiane non riesce a sostenere le terapie, anche per la sua giovane età e spesso ricade nella spirale della droga e della prostituzione.

Nel 1978 arriva la sua prima condanna per detenzione di stupefacenti e ricettazione, ma la pena viene sospesa con la condizionale perché ancora minorenne.

È proprio da questo processo che traggono spunto due giornalisti dello Stern, Kai Hermann e Horst Rieck per scrivere alcuni articoli sul problema della droga tra i giovani degli anni settanta. Ma quella che doveva essere un’intervista di un paio d’ore con Christiane Vera F., diventano due mesi di lavoro. Ne nasce un libro di successo mondiale, coinvolgente e sconvolgente.

È una storia che va oltre la narrazione della vita di una eroinomane. Attraverso il racconto di Christiane, il lettore non prova solo il dolore della tossicodipendenza, dell’astinenza e della disintossicazione; non rivive solo l’orrore di una quattordicenne che vende il proprio corpo per procurarsi i marchi necessari per un quartino d’ero. Questo libro dipinge un quadro ben più ampio di una vita distrutta dagli eccessi. La droga è solo l’effetto, una conseguente degenerazione di un contesto familiare e sociale grigio, alienante e distratto. A casa di Christiane i rapporti familiari erano totalmente assenti. Il padre sfogava la sua violenza in casa picchiando lei e la sorella più piccola. Dopo la separazione la madre si trasferisce con le figlie in un’altra abitazione, ma era spesso fuori casa per lavoro.

L’ambiente sociale in cui viveva, povero e pieno di restrizioni, la frustrava e le insegnava a combattere ed infrangere le regole per ottenere una certa forma di rispetto. Il suo grido di solitudine e voglia di essere amata soffocava tra le mura fatiscenti dei palazzi popolari e svaniva nel fumo di un chilum, moriva nello sballo di un acido

“La mia famiglia era il mio gruppo. Lì c’era qualcosa come amicizia, tenerezza e in un certo senso anche amore. Già solo il bacio di saluto che ci davamo mi faceva impazzire. Mio padre non mi aveva mai baciato così.”

Bastano poche righe per capire il dramma di Christiane, che rappresenta il dramma di una generazione vissuta miseramente: senza l’amore e le cure di un genitore, senza educazione e valori, senza l’aiuto di una società troppo impegnata a produrre e consumare. L’alienazione dalla famiglia portava migliaia di giovani a individuare nuovi modelli di riferimento e una nuove scale valoriali costruite con falsi miti e sentimenti superficiali, frutto dello stesso consumismo e conformismo che cercavano di combattere.

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è il documento che racconta uno spaccato di vita di 30 anni fa, ma è anche un libro fuori dal tempo, un tempo che non è mai passato. Il problema della droga sussiste, la violenza fra le mura domestiche c’è, ma spesso non è denunciata e per questo ignorata, il sistema consumistico dilaga imperante sostenuto dall’avvento della globalizzazione. Questi elementi permangono nonostante si svelino al mondo sotto altro aspetto.

Allora, forse, vale la pena soffermarci di nuovo a riflettere sulle parole di una ragazzina che troppo presto ha toccato il fondo della sua umanità, e cercare di riaprire un dialogo con una madre spaventata, con un figlio disorientato, con un amico lontano. Ma prima di tutto, tornare a parlare alla propria coscienza.

sabato 19 dicembre 2009

COPENAGHEN: IL CLIMA PUO’ ATTENDERE


RAGGIUNTO L'ACCORDO, MA NON E' VINCOLANTE

La Conferenza Onu ha “preso nota” dell’accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici raggiunto ieri a Copenaghen. Dopo una notte segnata dalla forte opposizione al testo da parte dei Paesi piccoli, i delegati hanno rinunciato a votare ogni punto del documento, optando per una formula meno impegnativa del 'prendere nota' dell'accordo.

Alla fine i paesi in via di sviluppo hanno ceduto anche perché, senza un accordo all'unanimità, non avrebbero potuto essere attivati nemmeno i fondi previsti dall'Accordo per i Paesi del Terzo mondo, pari a 30 miliardi di dollari entro il 2012, rispetto ai 10 inizialmente previsti.

Di fatto l’intesa è stata raggiunta con un documento senza cifre sulle riduzioni della Co2, con il riconoscimento dei dati scientifici che stabiliscono a 2 gradi il massimo aumento della temperatura, e con un’unica certezza, i fondi: 30 miliardi di dollari nel triennio 2010-2012 e 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020.

«Non siamo qui per parlare, siamo qui per decidere» aveva dichiarato Barack Obama ieri mattina, ma non è stato facile. Con lo scorrere delle ore i toni sono cambiati. "C'è ancora molto da fare. Dovremo lavorare ancora per arrivare a un'intesa vincolante per tutti". Poi aveva ribadito che gli Stati Uniti non sono legalmente vincolati dall'accordo ma ribadiscono i loro obiettivi per il taglio delle emissioni.

A vincere è stata la Cina che ha rifiutato il target di emissioni globali al 2050 del 50% per tutti i paesi. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy ha espresso “delusione” per il mancato riferimento al taglio delle emissioni e ha annunciato una nuova Conferenza a Bonn entro 6 mesi.

I Paesi del Terzo mondo hanno tenuto svegli i delegati tutta la notte. L’arcipelago di Tuvalu nel Pacifico è stato protagonista di una ferma opposizione insieme a Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua e Costarica. Apisai Ielemia, il presidente di Tuvalu, ha detto che il loro futuro “non e' in vendita. Per noi questa trattativa decide semplicemente la nostra vita o la nostra morte”. Le nove piccole isole collocate nel mezzo dell’Oceano potrebbero essere cancellate con un’inondazione o un uragano. E i soldi non fermerebbero queste catastrofi.

Per Tuvalu l’Italia ha offerto qualcosa di più interessante dei soldi. Il progetto ideato dal direttore generale Corrado Clini e realizzato con il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici darebbe un servizio meteorologico avanzato integrando le previsioni a breve con quelle a lungo e medio periodo. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, lo aveva presentato a New York, durante l’ultima commissione dello Sviluppo sostenibile dell’Onu ricevendo apprezzamenti dagli altri Paesi membri..

Anche le associazioni ambientaliste hanno sùbito protestato e denunciato il fallimento del summit. “Ma quale accordo storico: è un fiasco totale” ha attaccato Greeenpeace. Ma il ritmo di crescita dell'eolico nel mondo ha battuto le previsioni degli ambientalisti. Nel 2008 gli investimenti nelle rinnovabili hanno superato quelli nelle fonti convenzionali. La Cina è uscita vincitrice da questo accordo che le permette di continuare la sua corsa verso la conquista della leadership economica mondiale, anche nel settore delle rinnovabili, ma deve fare anche i conti con la capitale assediata dal deserto, l'inquinamento galoppante e il rischio che una parte importante dei benefici economici della crescita sia inghiottita nel buco del dissesto climatico.

venerdì 18 dicembre 2009

L’ANCI INTERROMPE I RAPPORTI CON IL GOVERNO

Chiamparino: Ci vengono propinati altri duecento milioni di tagli: è accanimento terapeutico sui Comuni.

L’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, ha formalizzato l’interruzione dei rapporti con il Parlamento attraverso due lettere consegnate ai Ministri Maroni e Fitto.

Dopo l’approvazione della finanziaria alla Camera, una lettera sottoscritta dal Presidente Chiamparino ha comunicato la decisione di desertare tutte le future riunioni della Conferenza Stato-Città e della Conferenza unificata. “Abbiamo apprezzato quanto di positivo il governo ha fatto restituendoci parzialmente, seppur con due anni di ritardo, l’Ici sulla prima casa. Per il resto non c’è francamente nulla delle cose che abbiamo richieste”, queste le dichiarazioni nell’intervista rilasciata a Rai News24 da Sergio Chiamparino che, dati alla mano, ha messo in evidenza l’ammanco di oltre trecento milioni di euro necessario a coprire integralmente quello che era il gettito derivante dall’Ici. Porte chiuse anche sugli altri fronti di trattativa: in finanziaria sono previsti circa duecento milioni di tagli oltre ad un Patto dei Stabilità rigido ed in contrasto con l’ideologia del federalismo fiscale.

L’Anci aveva chiesto da tempo al Governo una discussione seria sulla modifica del Patto di stabilità e la restituzione dell’autonomia finanziaria ai Comuni che consentirebbe a quelli “che hanno i soldi di poter fare investimenti piccoli, molto utili alla ripresa economica”.

Chiamparino ha proseguito invitando il governo a riaprire un tavolo di confronto per temi come i costi delle burocrazie centrali e l’abolizione delle province e ha considerato i tagli imposti uno “spot” per il Governo che, a suo avviso, risparmierebbe soltanto dodici milioni di euro facendo passare i Comuni come degli sperperatori. E Chiamparino non ci sta.

BERLUSCONI TORNA AD ARCORE

"Non prevarranno nè la violenza delle pietre, nè quella peggiore delle parole"

Il Presidente del Consiglio è tornato a Villa San Martino verso le quattro di oggi pomeriggio. I primi ad accoglierlo al cancello di casa sua sono stati un gruppo di simpatizzanti e il primo cittadino di Arcore, Marco Rocchini che ha detto di aver trovato il premier forte nonostante l’aspetto provato.

Berlusconi ha lasciato l’ospedale San Raffaele questa mattina con una vistosa fasciatura sul volto. Prima del rientro a casa, si è recato dal suo dentista di fiducia per sottoportsi ad un intervento di ricostruzione di un incisivo superiore e alla medicazione dell'altro dente danneggiato durante l'aggressione. L' intervento è durato circa quattro ore.

“Mi rimarranno due cose come ricordo di questi giorni: l'odio di pochi e l'amore di tanti, tantissimi, italiani – ha fatto sapere il Primo Ministro, dopo aver evitato i cronisti che lo attendevano fuori dal nosocomio-. Agli uni e agli altri faccio la stessa promessa: andremo avanti con più forza e più determinazione di prima sulla strada della libertà. Lo dobbiamo al nostro popolo, lo dobbiamo alla nostra democrazia, nella quale non prevarranno né la violenza delle pietre, né quella peggiore delle parole.”

Resta a San Vittore, Massimo Tartaglia, l'uomo di 42 anni di Cesano Boscone che domenica sera si e' reso responsabile dell'aggressione nei confronti del premier.

Il Gip di Milano, Cristina Di Censo, ha bocciato la richiesta dei difensori dell’imputato che, in occasione dell'udienza di convalida del fermo, avevano chiesto per il loro assistito il ricovero in una comunità terapeutica. Tartaglia sarà rinchiuso in una cella singola all'interno del reparto psichiatrico del penitenziario milanese e sarà monitorato da un pool di medici.

martedì 15 dicembre 2009

FICUCIA SULLA FINANZIARIA. FINI: “SCELTA DEPRECABILE”

Nuove tensioni tra il Presidente della Camera e parte della maggioranza.

“E' una decisione legittima ma riveste carattere politico perché attinente esclusivamente ai rapporti tra maggioranza e governo. Ed è per tale motivo che la presidenza della Camera ritiene deprecabile questa scelta” ha dichiarato il Presidente della Camera a proposito della fiducia chiesta dal governo sul secondo articolo della Finanziaria. A poche ore dall’aggressione al Premier, la tregua tra Berlusconi e Fini è già terminata. Dopo la richiesta avanzata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, Fini è intervenuto nell’Aula di Montecitorio facendo notare ai colleghi che l’apposizione della fiducia “non può essere in alcun modo considerata una decisione di carattere tecnico, non essendo giustificabile con ostacoli procedurali” perche l’opposizione “non ha avuto atteggiamenti ostruzionistici”, perciò “non può che essere considerata dalla presidenza che come una decisione attinente a questioni di carattere politico”. Gli emendamenti da verificare, infatti, erano solo sessantaquattro, di cui cinquantacinque dell’opposizione. Il presidente della Camera ha poi ricordato che “i tempi per l’esame del testo in aula sono contingentati, ed avrebbero consentito anche senza la fiducia di approvare il testo nei tempi previsti compatibilmente con il passaggio al Senato”.

Immediate le reazioni di alcuni esponenti della maggioranza a partire dalla Lega, con Calderoli, che ha affermato: “Dalla presidenza della Camera ci si attende l'applicazione dei regolamenti, non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all'esecutivo, in quanto la richiesta di fiducia è finalizzata proprio a verificare il rapporto fiduciario intercorrente tra la maggioranza e l'Esecutivo”.

Contro Fini anche Osvaldo Napoli, vicepresidente del Pdl: “Il presidente della Camera indica scelte politiche che non gli competono. La sua posizione è insostenibile. Lui non dirige più i lavori d'Aula, ma detta scelte che spettano al governo. Neppure può scambiarsi per il leader dell'opposizione”.

Anche l’ex segretario del Pd, Dario Franceschini, è andato all’attacco: “La fiducia è l’unico modo per tenere insieme questa maggioranza” in cui “ci sono problemi politici irrisolti che emergono puntualmente».

Intanto, la conferenze di capigruppo ha deciso che la votazione sulla fiducia - la ventisettesima in 19 mesi di governo Berlusconi - si terrà domani a mezzogiorno, mentre il voto finale dovrebbe arrivare giovedì.

BERLUSCONI VITTIMA DEL SISTEMA "VIOLENTATO"

Condivido la linea di pensiero condotta da Di Pietro, tuttavia ritengo che, in certi momenti, sarebbe opportuno non eccedere per evitare di essere strumentalizzati. Era inevitabile che il Pdl ci marciasse sopra. Partiva avvantaggiato solo perchè Berlusconi è stato vittima di un aggressione. A quel punto, ritengo sarebbe stato più saggio porgere la solidarietà all'uomo e fermarsi lì. Inutile ribadire il concetto che lui sia il primo istigatore alla violenza. Queste dichiarazioni hanno permesso alla maggioranza di marciarci sopra e ci hanno completamente divorato.
Il volto sfregiato di Berlusconi ha catalizzato l'attenzione delle persone, tanto da lasciare nell'ombra le solite accuse contro magistrati e la sinistra, la maggioranza coesa e la fine della crisi che il Premier ha pronunciato dal suo palco domenica pomeriggio.
Berlusconi non era mai stato in difficoltà come in questo momento. L'aggressione gli ha ridato forza, paradossalmente. Per questo sono dell'avviso che non bisognava gettare benzina sul fuoco. Non sempre fare la prima mossa può essere un vantaggio. Il Pdl avrebbe sicuramente strumentalizzato la vicenda e non ci si poteva accontentare di un Tartaglia qualunque. E Di Pietro è stato il primo ad offrirgli un movente. Ingenuo? Io purtroppo non riesco a capire. Volete dirmi che Di Pietro non aveva capito che loro aspettavano proprio questa sua reazione?
Vi ripeto: condivido la linea di pensiero di Di Pietro, secondo cui Berlusconi è stato vittima di un sistema distorto e violento che lui per primo ha contribuito a creare, ma credo che, almeno per questa volta, fermarsi prima sarebbe stato opportuno. " Berlusconi è stato vittima di un sistema distorto e violento", stop.
Non credo che in futuro mancheranno le occasioni per criticare la deriva xenofoba e fascista di questo governo.
Una volta possiamo fermarci a riprendere fiato. E pensare che gli elettori sono tanti, milioni. E ognuno pensa con la propria testa. Ma la maggioranza di questi guarda soltanto la tv per informarsi e questo sarebbe sufficiente a capire che saremmo partiti ad ogni modo svantaggiati. Fede ci ha scomunicati e giù a cascata gli altri canali cercano, a modo loro, di evitarci. La politica è fatta anche di pause, chiamamole di riflessione.Non abbiamo voluto usufruire del time out. Adesso non c'è messaggio positivo, da parte dell'Idv che filtri nella tv e non ci resta che evitare il fuoco nemico.
Aspetto le vostre riflessioni.
A presto.