martedì 9 dicembre 2008
IL CASO DE MAGISTRIS E LE VERITA’ NASCOSTE DELL’INCHIESTA WHY NOT
Quindi viene trasferito alla giudicante a Napoli.Nel frattempo arrivano in pellegrinaggio alla procura di Salerno decine di suoi inquisiti o di suoi superiori o colleghi che vogliono denunciarlo per enormi nefandezze da lui commesse durante i tre anni di procura a Catanzaro.Soprattutto, si concentrano sulle tre indagini importanti che De Magistris aveva fatto e che, secondo questi denuncianti in processione, sono tutte quante viziate da ogni sorta di nequizia.L'indagine Poseidone, sui depuratori che si dovevano fare in Calabria e che sono stati finanziati dall'Unione Europea con 800 milioni di euro e non se n'è mai visto uno, di depuratore.L'indagine sulle toghe lucane, per i comitati d'affari che collegano magistrati della Basilicata, sui quali è competente a indagare Catanzaro e per questo se ne stava occupando De Magistris. Infine l'indagine Why Not, quella che, oltre a vari faccendieri, ex piduisti, ufficiali dei servizi segreti, della Guardia di Finanza, politici, giornalisti collusi, qualche mafiosetto di passaggio, aveva come principale imputato questo Antonio Saladino, capo della Compagnia delle Opere che è il braccio finanziario-affaristico di Comunione e Liberazione. E, al suo fianco, una lobby trasversale di uomini politici che coinvolge personaggi che stanno intorno all'allora presidente del Consiglio Prodi, che viene lui stesso indagato ma non perché sia accusato di avere fatto qualcosa lui personalmente, ma perché c'era uno di questi del suo giro coinvolto nei rapporti poco chiari con Saladino, che utilizzava un cellulare in uso anche a Prodi. Bene, queste tre indagini, secondo tutti questi processionari che vanno a Salerno, sarebbero viziati da gravi reati commessi da De Magistris: fughe di notizie, abusi.Perché vanno a Salerno a denunciare De Magistris? Perché Salerno è competente a indagare sugli eventuali reati commessi da magistrati di Catanzaro.Per fortuna i magistrati di Catanzaro non possono indagare su se stessi, indaga Salerno.Se poi Salerno ha commesso irregolarità, indaga Napoli. Su Napoli indaga Roma, su Roma indaga Perugia e così a catena. Una volta c'erano le competenze incrociate tra le procure: Perugia indagava su Roma e Roma su Perugia. Brescia indagava su Milano e Milano su Brescia. Genova su Torino e Torino su Genova. Catanzaro indagava su Salerno e Salerno su Catanzaro.Nel 1998, furono cancellate le competenze incrociate per evitare che due procure potessero mettersi d’accordo e coprire le proprie malefatte a vicenda. Anche De Magistris a Salerno fa delle denunce: denuncia a sua volta i suoi superiori e alcuni suoi imputati, avvocati di suoi imputati, giornalisti al seguito dei suoi imputati o dei suoi superiori, che secondo lui lo avrebbero screditato, calunniato, isolato, espropriato delle sue inchieste. Quindi i magistrati di Salerno, ricevendo queste denunce, di De Magistris e contro De Magistris, non possono fare altro che approfondirle per vedere quali sono fondate e quali no.
Lavorano in silenzio, nessuno li ha mai visti in televisione, nessuno li ha mai sentiti parlare, nessuno sa nemmeno che faccia abbiano i pubblici ministeri Gabriella Nuzi e Dionigi Verasani e il loro capo che si chiama Luigi Apicella.A un certo punto, questi tre magistrati di Salerno vengono sentiti dal Consiglio Superiore: la prima volta nell'ottobre dell'anno scorso, quattordici mesi fa, l'altra volta il 9 gennaio di quest'anno, undici mesi fa. Vennero sentiti perché, fermo restando che loro si occupano delle questioni penali, se ci sono reati negli uffici giudiziari di Catanzaro, il CSM si occupa dei profili disciplinari e di incompatibilità.
Vogliono capire che cosa sta emergendo per poter farsi un'idea di qual è il caso De Magistris e, nello stesso tempo, farsi un'idea se ci sono altri, a Catanzaro, che è meglio mandare via oppure sanzionare. I pubblici ministeri di Salerno raccontano, per ore e ore, quello che sta emergendo dalle loro indagini. E quello che raccontano è clamoroso…
Per l'articolo integrale andate sul sito http://voglioscendere.ilcannocchiale.it
venerdì 5 dicembre 2008
IVA IN THE SKY
Ieri si è finalmente conclusa la partita sull’innalzamento dell’Iva. Ed è stato Berlusconi a portare a casa un risultato positivo, almeno un tre a zero, sbaragliando ogni avversario.
Il primo goal lo ha segnato nella Rete di Rupert Murdoch. L’imprenditore australiano, proprietario di Sky, dovrà arrendersi all’idea di pagare il 20% di Iva per ogni abbonato e decidere quanto far pesare il sovraccarico di spese sui clienti Sky.
Il raddoppio è sempre siglato da Sua Emittenza, su assist delle televisioni a cui, ultimamente, chiede aiuto a gran voce perché modifichino la nostra percezione della realtà. Chi ha letto notizie riguardanti questo caso su quotidiani o per esempio su L’Espresso, è venuto a conoscenza che le agevolazioni di Sky sono semplicemente state ereditate , perché prodotte prima che l’azienda televisiva arrivasse in Italia. Tali agevolazioni, risalenti al ’91, erano state previste, piuttosto, per avallare il progetto di espansione di Fininvest nel mercato delle pay Tv. Ricordate Telepiù?
Peccato che in televisione queste cose non si possono dire. Rai e Mediaset mostrano la loro più totale indifferenza nei confronti della verità e si limitano a passare le tirate di Berlusconi dove afferma che non esiste conflitto d’interessi, che la sinistra sta strumentalizzando le azioni del governo e che, soprattutto è stata proprio la sinistra a dare a Sky una aliquota Iva agevolata.
(Menzogne, solo menzogne!)
La terza rete nasce da un retropassaggio sbagliato dell’Unione europea che permettere al bomber di Arcore di chiudere il match. L’Ue, infatti, ha fatto sapere attraverso le dichiarazioni di Maria Assimakopoulou, portavoce del Commissario alla Fiscalità Laszlo Kovacs, che la Commissione Ue avrebbe dovuto aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia, se questa non avesse equiparato le aliquote Iva sulla tv a pagamento, suggerendo un riallineamento verso il basso. «La commissione è del parere che le trasmissioni via etere (digitale terrestre) debbano essere soggette a un'aliquota Iva ridotta (10%) identica a quella applicata alle stesse trasmissioni via cavo e via satellite», scriveva all'Italia l'11 aprile 2008 la direzione generale Ue per la Fiscalità..
L’Italia è sempre stato un paese in controtendenza…
giovedì 4 dicembre 2008
VENTI DI RECESSIONE

LA MISTERIOSA STRATEGIA DELL'ON. TREMONTI
La strategia anti crisi dell'Italia è ispirata alla massima cautela: misure dell'ordine dello 0,3 per cento del Pil contro il 7 per cento di altri grandi paesi. Si dice per tener conto del debito pubblico. Ma altrettanto rigore non è stato dimostrato in altre vicende. E' una situazione paradossale in cui il governo non ha né una politica fiscale proporzionata alla recessione che stiamo attraversando né una di stabilizzazione strutturale del debito. Ci guadagna solo il ministro dell'Economia, che dall'ambiguità vede aumentare il suo potere.
LA CAUTELA DEL MINISTRO
La Cina adotta un piano di nuovi investimenti pubblici, scaglionati nel tempo ma annunciati già oggi, di 7 punti percentuali di Pil. Cifre analoghe vengono impegnate in Inghilterra e negli Stati Uniti. L’Italia è cauta, molto cauta. I provvedimenti fiscali di stabilizzazione del ciclo adottati l’altro ieri dal governo sono dell’ordine dello 0,3 per cento del Pil, una cifra in assoluto modesta, irrilevante rispetto agli eventi da contrastare.
Questa cautela viene giustificata dal ministro del Tesoro con l’indubitabile dimensione del debito pubblico che grava sul paese e l’incombere dei vincoli del Patto di stabilità.
Vi sono tre ragioni per cui questa ragione non convince. Primo, altrettanto rigore non è stato mostrato allorché si è trattato di trasferire sul bilancio pubblico il costo dell’operazione Alitalia che poteva essere evitato vendendo la compagnia sul mercato. Né tanto meno quando si è rinunciato al gettito Ici per onorare una promessa elettorale a spese dell’erario. Avveniva solo pochi mesi fa: lo stock di debito pubblico era allora altrettanto gravoso quanto lo è oggi. E l’impatto sul bilancio pubblico di quelle operazioni è dello stesso ordine di grandezza dei correnti provvedimenti anti-recessione.
Secondo, il governo italiano accentua l’importanza del rigore proprio quando l’Europa, conscia della grave recessione, è disposta a derogare in via temporanea ai vincoli del Patto. È possibile che vi siano vantaggi a stabilizzare il debito durante una clamorosa recessione, ma occorrerebbe dimostrarlo.
Terzo, se la stabilizzazione del debito fosse per il ministro Tremonti il problema principale dell’Italia (io penso lo sia), oggi come ieri, ci si aspetterebbe dal governo un piano pluriennale di rientro, con una strategia quantificata e un impegno a seguirla, costi quel che costi, anche davanti alla più grave recessione cui il paese possa andare incontro. Il piano non c'è, e se c’è riposa in qualche angolo della mente del ministro.
È questa una situazione paradossale in cui il governo non ha né una politica fiscale proporzionata al ciclo che si sta attraversando né una politica fiscale di stabilizzazione strutturale per il medio termine adeguata al gravissimo indebitamento del paese.
A CHI GIOVA L'AMBIGUITÀ
Vi sono due possibili interpretazioni della grande cautela del ministro del Tesoro nel varare significative politiche fiscali anticicliche: una benevola e l’altra maligna. La prima è che il ministro sia molto restio a impegni sostanziali di spesa perché, saggiamente, anticipa uno scenario in cui il governo possa essere chiamato a intervenire pesantemente sulle banche e con il debito pubblico che ci ritroviamo è prudente affrontare un simile scenario conservando qualche margine di manovra. Vi sono segni che c’è del vero in questo, a cominciare dal fatto che il governo è stato cauto anche a non prendere impegni significativi su quel fronte.
L’alternativa, quella maligna, è che la cautela di oggi serva a pre-costituire una riserva di risorse da usare all’occorrenza per adottare politiche di gestione del consenso, come quelle appena varate, o iniziative per risolvere frizioni interne alla maggioranza di governo, ad esempio i costi del federalismo fiscale. La gestione della vicenda Alitalia così come le scelte sull’Ici sono evidenza forte a supporto di questa interpretazione.
L’ambiguità in cui oggi naviga la politica fiscale offre spazio a entrambe le interpretazioni. Il paese ne soffre perché manca di un riferimento certo sulla politica fiscale a medio e lungo termine; ci guadagna il ministro perché consegue molti margini di discrezionalità e quindi di potere. Ne farà buon uso?
mercoledì 3 dicembre 2008
BERLU-SKY: LA STORIA CONTINUA...

«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».
E' proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? "L'espresso" ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell'Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.
Si scopre così che l'Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione.
Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle.
Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l'agevolazione dell'Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.
Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D'ippolito (oggi capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi.
Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l'abbassamento dell'Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un'aliquota pari al 4 per cento. Un'agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce "un privilegio" l'aliquota più che doppia del 10 per cento.
L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».
Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L'innalzamento dell'aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l'atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.
Il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l'imposta al 10 per cento attuale. L'emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell'epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall'allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».
Post scrittum
questa volta, a prescindere dal conflitto d'interessi di Berlusconi, sono favorevole all'aumento dell'Iva sugli abbonamenti, che non dovrebbero però superare il 15%. A tale aliquota dovrebbero essere equiparati anche altri beni e servizi che ad oggi godono di agevolazioni incomprensibili, come le uova di struzzo su cui si paga una percentuale inferiore al 10%.
lunedì 1 dicembre 2008
NON DIMENTICATELO MAI

Se n’è parlato e straparlato. Sono state fatte manifestazioni (contro), raccolte di firme. Alla fine, il 25 luglio 2008 la Gazzetta Ufficiale pubblica la legge n. 124 approvata definitivamente due giorni prima in Parlamento. La legge n. 124 è più conosciuta come “lodo Alfano”. "Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato ". Il titolo della legge esprime con chiarezza il proprio obiettivo. Sospendere ogni processo penale a carico dei presidenti delle Camere, Renato Schifani e Massimo Fini, del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del Primi Ministro, Silvio Berlusconi. Quest’ultimo infatti è ancora imputato per corruzione giudiziaria nel caso delle tangenti all’avvocato David Mills e per il più recente caso di concussione per aver raccomandato attrici in Rai (ricordate le intercettazioni telefoniche tra il premier e il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà?). Non voglio adesso perdermi nella giungla dei procedimenti giudiziari del Principe.
Questo è l’unico articolo del lodo Alfano:
Art. 1.
1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.
2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.
3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l’assunzione delle prove non rinviabili.
4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 del codice penale.
5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Questo è quanto. 281 parole, esclusi i numeri dei comma. E il premier è salvo per altri cinque anni. Facciamogli tanti auguri.
Votazioni DDL n.1442
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SOSPENSIONE DEL PROCESSO PENALE NEI CONFRONTI DELLE ALTE CARICHE DELLO STATO (DDL 1442)
| Riepilogo percentuale della partecipazione al voto | |||
| Gruppo Parlamentare | Presenti | In Missione | Non hanno partecipato |
| IDV | 26 (89,7%) | 0 (0%) | 3 (10,3%) |
| LNP | 51 (85,0%) | 6 (10,0%) | 3 (5,0%) |
| MISTO | 12 (75,0%) | 0 (0%) | 4 (25,0%) |
| PD | 207 (95,4%) | 0 (0%) | 10 (4,6%) |
| PDL | 249 (91,5%) | 12 (4,4%) | 11 (4,0%) |
| UDC | 30 (85,7%) | 0 (0%) | 5 (14,3%) |
| Riepilogo percentuale del voto espresso | |||
| Gruppo Parlamentare | Favorevoli | Contrari | Astenuti |
| IDV | 0 (0%) | 26 (100%) | 0 (0%) |
| LNP | 51 (100%) | 0 (0%) | 0 (0%) |
| MISTO | 9 (75,0%) | 3 (25,0%) | 0 (0%) |
| PD | 0 (0%) | 207 (100%) | 0 (0%) |
| PDL | 249 (100%) | 0 (0%) | 0 (0%) |
| UDC | 0 (0%) | 0 (0%) | 30 (100%) |
Fonte
www.camera.it
venerdì 28 novembre 2008
A SPRESIANO E' GIA' NATALE

Notizia del giorno
Spresiano è un comune della provincia di Treviso, in Veneto. Conta poco più di novemila persone tra italiani, cittadini comunitari ed extracomunitari. Nella giunta del comune di Spresiano lavora Manola Spolverato, assessore al Sociale in quota Lega.
Oggi si legge che l’assessore ha portato davanti alla Giunta e al Consiglio comunale la proposta di dare 2000 euro a tutte quelle famiglie di extracomunitari,e residenti nel comune con regolare permesso di soggiorno, ma ormai senza un lavoro. 2000 euro a patto che queste famiglie se ne vadano via da Spresiano. All’assessore non importa dove queste famiglie possano trovare un’altra casa ed un altro lavoro: la cosa importante è che non continuino a pesare sulle casse comunali. È la stessa Spolverato ad affermare che dare quel “contributo di inserimento” (così lo ha definito il suo inventore) costerebbe meno che garantire il sostentamento degli immigrati regolari.
Commento
Forse non dovrei dirlo, ma non mi stupisce che una proposta tanto ridicola fosse stata partorita da un leghista.
Ma sono convinto che tra di loro esista anche brava gente, in buona fede, che sa accogliere, e sa porre le basi di una giusta e corretta integrazione. I dettagli di questo provvedimento non li conosco, ma possiamo lo stesso ragionarci un po’ sopra e vedere dove il nostro pensiero ci porta.
1)Mettiamo il caso che io sia uno di quei marocchini, immigrato regolare di Spresiano da cinque anni, sposato con una donna marocchina che non parla molto bene italiano. Io, mia moglie e i miei due figli viviamo in affitto in un appartamento di 50 mq. Ho lavorato come dipendente in un’azienda agricola della zona, ma adesso sono disoccupato e non come mantenere la mia famiglia. Gli unici lavori che trovo saltuari, a nero e mal retribuiti. Il Comune mi ha detto che mi darà 2000 euro se me ne vado con la mia famiglia in un altro posto.
Ma dove vado e cosa potrei fare?Qui ho travato nuovi amici. La signora del piano di sopra ci aiuta con i figli: stanno con lei quando io non ci sono e mia moglie va con una sua amica a pulire in casa dell’avvocato. Potremmo trasferirci a Carbonera, ad Arcade oppure a Villorba (comuni limitrofi a Spresiano), così potrei mantenere tutte la mia rete di contatti e magari continuare a cercare lavoro nella zona e mandare i miei figli nella scuola pubblica dove già conoscono alcuni bambini che vivono nel nostro stesso condominio.
In questo caso, qual è l’obiettivo raggiunto dalla Spolverato? Ha dato 2000 euro ad una famiglia perché si trasferisse in un paesino limitrofo e continuasse a vivere, lavorare e patire come prima. L’unica differenza è che questa famiglia, oltre ai 2000 euro, riceverà poi il sostegno economico dal comune leghista limitrofo.
Sai loro come sarebbero contenti? Sarebbe costretti a dare anche loro duemila euro perché i nuovi arrivati continuino la loro peregrinazione.
2)Mettiamo il caso che la storia inizi come nel caso precedente, ma questa volta l’immigrato marocchino si è ben integrato e pensa come un vero e proprio italiano. Chiama tutti i suoi connazionali che hanno un permesso regolare e li fa transitare da Spresiano, facendo prendere loro la residenza a casa sua così che tutti possano usufruire di questo generosissimo “contributo di inserimento”. Magari il nostro amico potrebbe anche chiedere una piccola percentuale ad ogni famiglia che riesce ad aiutare. Nel giro di 6 mesi Spresiano dichiarerebbe bancarotta!
Cari politici dei miei stivali,
perché prima di parlare non riflettete e poi state zitti. Io ho portato alla luce due esempi stupidi, banali e forse anche poco realistici. Quando una persona non serve più, la soluzione migliore è sbarazzarsi di quella persona. È innegabile che una proposta del genere crea cittadini di serie A e di serie B, lavoratori di serie A e di serie B. E a me quasi dispiace essere un disoccupato di serie A perché 2000 euro mi farebbero comodo.
Quasi quasi prendo residenza con falso nome a Spresiano...
mercoledì 26 novembre 2008
CRISI ECONOMICA E DETASSAZIONE DELLE TREDICESIME
Il Ministro dell’Economia risponde picche alla richiesta del Premier di trovare nuove risorse per rilanciare il consumo nel periodo natalizio. Cos’è il Patto di Stabilità e Crescita? È un accordo stipulato dai paesi membri che definisce alcune norme al fine di controllare le politiche di bilancio di ogni stato per mantenere fermi i requisiti di adesione alla Eurozona. Il PSC stabilisce che il deficit pubblico (l’ammontare della spesa pubblica non coperte dalle entrate dell’erario) di un paese non superi il 3% del Pil (Prodotto interno lordo: tutti i beni e i servizi che il paese produce in un anno). Inoltre ogni paese deve mantenere il proprio debito pubblico al di sotto del 60% del Pil, o mostrare segni di rientro nei parametri. Il nostro debito, invece sale e raggiunge quota 104%. Cosa permetterebbe di fare tale congelamento? Sarkozy e Merkel ne hanno fatto richiesta in una lettera congiunta presentata a Bruxelles, consapevoli che ogni paese dovrà arrangiarsi da solo nel difendersi dalla crisi. Con questa lettera hanno richiesto che ogni Stato possa sforare la soglia massima del 3% del deficit, per sostenere i consumi e rilanciare la produttività. Essendo paesi seri, Francia e Germania, hanno aggiunto che ogni ipotetico 0,00001% di aumento del deficit dovrà essere documentato, giustificato, messo a verbale e presentato ed approvato dall’Unione europea prima di essere eseguito. Le proposte dei due leader europei continuano e non suonano familiari alle nostre orecchie, come la riduzione dell’Iva, i tagli ai costi delle imprese, un fondo anti-disoccupazione e il sostegno alle banche. Se queste sono le richieste di manovra dei nostri “vicini”, è segno che loro possono permettersi degli spazi di manovra. Nel 2007, infatti, il debito pubblico e il deficit di Francia e Germania erano rispettivamente di 64,2% e -2,7% per la prima e 65% e ZERO per la seconda. Nel 2007 il nostro debito pubblico, come ho già ricordato, è salito al 104%, ma il rapporto del deficit segnava -1,9%. Peccato che con le manovre adottate dal governo per affrontare la recessione ormai prossima, il nostro deficit sia tornato alla soglia limite del 3%. Ed è lo stesso Ministro Tremonti ad affermarlo, in risposta alle pressioni di Berlusconi che pretendeva si trovassero ulteriori risorse per sostenere le famiglie. Tremonti è stato chiaro. Ha detto che la finanziaria 2009 non si tocca, che con quella si è raggiunto il risanamento e detassare le tredicesime costerebbe almeno mezzo punto di Pil, cioè otto miliardi di euro!sono stati trovati i soldi per le imprese e per le famiglie in difficoltà (quei quattro miliardi di euro che Berlusconi considera insufficienti, ma che valgono lo 0,25% del Pil e hanno portato il nostro deficit vicino alla famosa soglia 3%). Il Primo Ministro è stato, perciò, costretto a fare marcia e confermare il rispetto del PSC, facendo della necessità una virtù. Ma non ha tenuto nascosta la volontà di rischiare e avere fiducia nella ripresa dei consumi. Ingenuo?Ottimista? Non lo sapremo mai. Intanto le famiglie delle classi medio-basse si dovranno accontentare di 1,30 euro al giorno, secondo le stime fatte per la redistribuzione minima degli incentivi statali. Questa mattina, su Omnibus (La7), il senatore Pd Giorgio Tonini, è tornato a parlare dell’abolizione dell’Ici e della vendita di Alitalia. L’estensione dell’abolizione dell’Ici su ogni prima casa ha ridotto le entrate di circa tre miliardi di euro, la vendita della compagnia aerea italiana a Cai è costata allo Stato tre miliardi di euro, per un totale di circa sei miliardi. Risorse che, se il governo avesse incassato, avrebbe potuto riutilizzare per ridurre la pressione fiscale sugli stipendi di fine anno oppure aggiungere ai quattro previsti per il sostegno alle famiglie. Ora bisogna tenere conto che i soldi ricavati dall’Ici sarebbero spettati ai Comuni, mentre Alitalia lascia allo Stato un buco di due miliardi e non tre come sottolineava il senatore Tonini. Ma a prescindere dalle sue errate valutazioni, sicuramente almeno cinque miliardi di euro avrebbero allentato la morsa della crisi.
A Bruxelles, la Commissione Ue ha presentato il piano d’azione per rilanciare l’economia europea. Tra gli obiettivi del progetto ci sono la richiesta alla Bce di ridurre i tassi d’interesse al 2,5-2,75%, e il congelamento, per i prossimi due anni, del Patto di Stabilità e Crescita che permetterebbe di “varare misure eccezionali di stimolo fiscale”.
| Paese | Finanza pubblica 2007 | |
| deficit (-)/surplus (+) annuo rispetto al PIL | debito pubblico rispetto al PIL | |
| Limite di riferimento | max deficit -3% | max debito 60% |
| Austria | -0.5% | 59.1% |
| Belgio | -0.2% | 84.9% |
| Cipro | +3.3% | 59.8% |
| Finlandia | +5.3% | 35.4% |
| Francia | -2.7% | 64.2% |
| Germania | 0.0% | 65.0% |
| Grecia | -2.8% | 94.5% |
| Irlanda | +0.3% | 25.4% |
| Italia | -1.9% | 104.0% |
| Lussemburgo | +2.9% | 6.8% |
| Malta | -1.8% | 62.6% |
| Paesi Bassi | +0.4% | 45.4% |
| Portogallo | -2.6% | 63.6% |
| Slovenia | -0.1% | 24.1% |
| Spagna | +2.2% | 36.2% |
sabato 22 novembre 2008
ADDIO ALITALIA. LA PATATA BOLLENTE PASSA A CAI

Restano sullo sfondo i conti in rosso di Alitalia che quest’anno sfiorano la cifra record di 1 miliardo di euro. La matematica non è un’opinione: il 17 novembre Repubblica riportava che Alitalia aveva debiti per circa 2,3 miliardi di euro; Cai pagherà solo, si fa per dire, poco più di un miliardo. Con una semplice sottrazione si capisce che nelle mani della bad company rimarranno debiti per circa 1,3 miliardi; ciò vuol dire che questo buco peserà sulle spalle dei contribuenti. Inutile venirci a dire che Cai rimborserà l’ultimo prestito-ponte di 300 milioni, da contare nei 1.052 milioni già citati. L’unica possibilità è che lo Stato venda ad altre compagnie i cargo e gli asset, valutati circa 700 milioni e rimasti fuori dall’accordo con Cai.
venerdì 21 novembre 2008
TRA I DUE LITIGANTI IL TERZO GODE. L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI

Negli ultimi giorni il dibattito sulla presidenza della Commissione di vigilanza Rai sembra essersi inasprito. E se prima le parti in causa erano due, maggioranza e opposizione si contendevano il diritto di scegliere chi avrebbe dovuto presiedere la Commissione parlamentare, dopo lo scherzetto del Pdl&Co, che ha eletto il senatore Riccardo Villari (Pd), sono diventati tre. Infatti, adesso che Berlusconi e Veltroni sembrano essersi accordati sul nome del senatore Sergio Zavoli (Pd), Villari non ha intenzione di dimettersi, di farsi da parte, di tornare nell’ombra, insomma, Villari non vuole rinunciare al suo momento di gloria. Cadono nel vuoto anche gli appelli del Primo Ministro e dei Presidenti delle Camere, come l’espulsione dal partito, considerata dal senatore “unilaterale e molto poco democratica”.
Mentre infuria la tempesta, vorrei fare un passo indietro, per tornare al 14 aprile 1975, anno in cui fu approvata la legge n. 103, che istituiva la prima Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, meglio nota come Commissione di Vigilanza RAI. Questa è composta da parlamentari di entrambe le Camere - perciò detta bicamerale - venti deputati e venti senatori che rappresentano tutti i Gruppi esistenti nel Parlamento. La Commissione ha il compito di sorvegliare l'attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale e pubblico italiano e di garantire la presenza nelle trasmissioni radiotelevisive di tutte le voci presenti nella società in quanto portatrici di interessi e valori meritevoli di trovare adeguato spazio di espressione.Nel 1974, la Corte Costituzionale fece pressioni sul Parlamento affinché approvasse la costituzione di un organo che fornisse garanzie di pluralismo informativo.La legge avrebbe dovuto impedire la lottizzazione dei tre canali di Stato (Rai1 era democristiana, Rai2 era gestita dai socialisti, Rai3 era presidiata dal Pci) che fino a quel momento erano nelle mani del Governo e quindi ai partiti. Il controllo e l'indirizzo della RAI oggi sono amministrati dalla Commissione bicamerale di vigilanza, appunto, quindi in mano del Parlamento, dei senatori e dei deputati dei gruppi parlamentari, anche dell’opposizione, che possono eleggere i loro rappresentanti. La legge, che è stata emendata nel corso del tempo, stabilisce come si costituisce la Commissione, quali sono le sue funzioni, come si elegge il presidente e quali requisiti deve avere e tante altre cose altrettanto interessanti.
1. I membri della commissione sono nominati dai gruppi parlamentari.
2. L’articolo 5 afferma che i membri della commissione eleggono il presidente della Commissione. L'elezione ha luogo per scrutinio segreto e a maggioranza di tre quinti dei membri della Commissione. Dopo il secondo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei membri. In seguito vengono eletti due vice-presidenti e due segretari. Per tali elezioni ciascun membro della Commissione scrive sulla propria scheda un nome per i vice-presidenti e un nome per i segretari. Risultano eletti coloro che hanno conseguito il maggior numero dei voti.
3. Sempre l’articolo 5 stabilisce che l'ufficio di presidenza decade ogni qualvolta la Commissione è rinnovata, anche se parzialmente ai sensi del secondo comma dell'articolo 2, e i suoi membri sono rieleggibili.
4. L’articolo 6 definisce le funzioni del presidente, dei vice-presidenti e dei sottosegretari. Il presidente rappresenta, convoca e presiede la Commissione. I vice-presidenti sostituiscono il presidente in caso di assenza o di impedimento. I segretari verificano i risultati delle votazioni e controllano la redazione dei processi verbali.
5. L’articolo 7 contiene le funzioni dell’ufficio di presidenza. Questo organizza i lavori della Commissione, predispone la previsione annuale delle spese e il rendiconto, esamina le richieste e le proposte dei membri della Commissione in ordine all'andamento dei servizi televisivi, previste dall'art. 21. Ecc. ecc.
6. L’articolo 4 riguarda le funzioni della Commissione parlamentare. Questa ha il compito di tracciare l'indirizzo generale e rappresentare la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. In pratica, si riserva il diritto di decidere cosa va in onda e cosa no, decide se un programma televisivo rispetta le regole o meno. Inoltre, elegge dieci consiglieri di amministrazione della società concessionaria secondo le norme previste dall'art. 8.
Potete capire, quindi, quanto sia importante per i partiti avere un uomo di fiducia seduto a capo di questa commissione. Chi controlla la commissione controlla la Rai, l’informazione fatta dal servizio pubblico e di conseguenza plasma l’opinione pubblica.
Il presidente di questa commissione, però, deve appartenere all’opposizione, per evitare un conflitto d’interessi (avete capito bene, per EVITARE, almeno formalmente) tra governo e controllo della televisione pubblica.Tornando a quanto sta accadendo in questi giorni, potremmo riassumere gli eventi in questo modo.
L’opposizione formata da Pd e Idv, nonostante le continue “lotte fratricide”, convengono sul nome del deputato Idv Leoluca Orlando come presidente della Vigilanza. Berlusconi non lo vuole. Orlando è un personaggio scomodo e poco incline ad assecondare le direttive del centro-destra. Le votazioni proseguono senza arrivare ad un accordo. Nè Veltroni, né Di Pietro intendono fare marcia indietro; altrettanto ferma resta la posizione di Berlusconi. Il 13 novembre 2008, con un blitz del centro-destra, Villari viene eletto presidente. Perchè il Pdl ha scelto Villari piuttosto che il senatore Procacci o la Melandri?Forse perchè Villari è una persona "flessibile". A questo punto Veltroni ci ripensa, perché come al solito si è accorto di non avere il coltello dalla parte del manico. Ne riparla con i suoi e, con la mediazione dell'eminenza grigia Gianni Letta, presentano una rosa di tre candidati fra cui spicca la figura del senatore Sergio Zavoli. A questo punto l'accordo sembra raggiunto se non fosse per Villari che, salito sulla giostra, adesso non ne vuole più sapere di scendere e non sembra essere più tanto flessibile. Ed inevitabilmente ricomincia il solito scarica-barile di responsabilità.
Aspettando con ansia le prossime avvincenti puntate di questo incredibile reality!
lunedì 17 novembre 2008
FANTOZZI DA FAZIO A CHE TEMPO CHE FA – CASO ALITALIA - MERRY CHRISTMAN ED I MESSAGGI SUBLIMINALI

Non è difficile capire la relazione fra Alitalia e il commissario straordinario Fantozzi, ma chi fra voi lettori ha intuito anche qual'è la seconda relazione - quella con “Merry Christman”- vuol dire che la domenica sera la passa davanti al televisore, ma, oltre a questo, forse è paranoico perché vede messaggi subliminali, che poi tanto subliminali non sono!
Ma partiamo dai recenti scioperi bianchi dei dipendenti Alitalia e la cancellazione di alcuni voli determinata a tavolino dai quadri dirigenti per ragioni tecniche e per agevolare il passaggio del testimone a Cai (Compagnia aerea italiota). I due eventi si sono sovrapposti e hanno creato molti disagi ai passeggeri più "patriottici". Ma se la voce dei sindacati autonomi non si fosse fatta sentire, molti crederebbero ancora che la direzione generale non è responsabile dei tagli dei voli. Sul quotidiano “la Repubblica”, Lucio Cillis scrive un interessante articolo a riguardo. Secondo le informazioni di Repubblica, per farla breve, sembra che la società di handling Alitalia Airport non fornisca i pezzi di ricambio per gli Md80, aerei sicuri, ma ormai obsoleti e per questo richiedono molta più manutenzione dei modelli recenti. Tra oggi e domani sono previsti 44 voli cancellati (tutti dall’alto?fifty-fifty?questo non lo so).
Come al solito non mancano i furbetti che, in maniera totalmente disinteressata, violano il regolamento europeo numero 261 del 2004 che tutela i diritti dei passeggeri, e gettano altro fango su chi porta avanti la protesta. Ma alla fine i dirigenti non possono fare a meno di tagliare le spese, visto che non ci sono più soldi e Alitalia è in bolletta.
Ma che la situazione fosse questa, era intuibile anche dalla faccia e dalle parole calibrate di Augusto Fantozzi, ospite ieri sera su Rai3 da Fazio a “Che tempo che fa”.
Tragicomica la scenetta tra il presentatore e il commissario. Se conoscete il modo in cui Fazio conduce un’intervista, potrete condividere con me quanto sembri imbarazzato ed intimorito dai FATTI che affronta. Fantozzi, invece, avrebbe preferito essere a Scherzi a Parte e prendersi una bella secchiata di colla e poi essere ricoperto di piume per non essere riconosciuto. Nonostante l’impegno e i notevoli sforzi del commissario, che si era preparato qualche battuta, quest’ultimo non ha potuto nascondere alcune imbarazzanti verità.
1)I nostri connazionali all’estero gli scrivono per comunicargli la loro felicità nel sapere Alitalia ancora italiana e nel vedere ancora la livrea verde?Si, va bene e allora? Fazio gli ha fatto notare che anche con AirFrance avremmo mantenuto il marchio. Inoltre Cai, in futuro, non potrà fare a meno di un alleato europeo, ed ecco ricomparire la compagnia francese (o Lufthansa).
2) “Ho accettato l’incarico senza sapere quale sarebbe stato poi la mia retribuzione”. E chi se ne frega!Non lo liquideranno certo con una stretta di mano. Meglio si concluderà la trattativa per il governo, più alta sarà la sua parcella.
3)Fazio domanda “La proposta di Cai è migliore di quella AirFrance?”
Risposta: “La proposta è DIVERSA!...”
Che vuol dire che la proposta è diversa?che Cai non si accolla i debiti di Alitalia. Cai ci mette circa un miliardo di euro, Alitalia ha bisogno di liquidità per 2,3 miliardi. Ma Fantozzi ci rassicura dicendo che il suo advisor, cioè la banca che ha condotto la perizia di valutazione di Alitalia, in questo caso la Rotshild, considera non lontana la proposta di Cai dal valore della compagnia. Quindi sappiamo che Alitalia vale ben poco e, soprattutto, come ha affermato lo stesso commissario, Alitalia, in questa situazione, è destinata a perdere se non modifica al più presto il suo asset. I creditori fanno pressioni per percepire i pagamenti arretrati, prima fra tutte l’Eni, che potrebbe lasciare a terra tutta la flotta da un momento all’altro. Ma non è l’unica, ci sono gli aeroporti, gli aerei, la manutenzione, le tasse, le assicurazioni, i dipendenti e chissà quante altre voci nell’elenco spese. E anche su questo punto Fantozzi è stato chiaro. Prima di tutto Alitalia annullerà i debiti con i privati. Se avanzerà qualcosa, lo stato si accontenterà, noi ci accontenteremo. Ma già sappiamo come andrà a finire se i debiti di Alitalia superano del doppio l’iniezione di liquidità di cui avrebbe bisogno.
Comunque ricordiamoci che il commissario straordinario Fantozzi ci ha messo la faccia. Ricordiamocelo e ricordiamoci le sue parole per poi ricordarle a lui qualora ce ne fosse necessità!
Vi state ancora chiedendo cosa c’entra Merry Christman?
Ve lo dico subito. Sempre ieri sera, su Canale5 andava in onda in prima serata il solito film-panettone (scaduto), con Christian De Sica e Massimo Boldi.
Il film comincia così. Nelle prime scene, la grande compagnia aerea italiana la fa da protagonista, mostrando quanto è bello e comodo volare Alitalia. Subito dopo entra in scena l’antagonista di Alitalia. Il pilota. Eh sì, perché il pilota interpretato da De Sica rovina l’immagine della sua azienda. Il pilota, infatti, ha tanti soldi da permettersi, vacanza, lussuosi alberghi e mantenere persino due famiglie! Mi sembra chiaro quale sia il messaggio ed in che modo possa essere interpretato se calato nel contesto odierno.
Ora, se pensate che io sia un po’ suonato ci può anche stare, ma lasciatemi il beneficio del dubbio. Lasciatemi dubitare di chi dice che la televisione non ha il potere di influenzare l’opinione pubblica. Sarei curioso di sapere quanti ieri sera hanno visto il film di Vanzina e quanti Che tempo che fa. E sarei curioso di sapere poi cosa pensa ogni singolo telespettatore del caso Alitalia e delle decisioni prese a riguardo dal Governo.
Per oggi mi fermo qui. Spero abbiate molto da commentare.
venerdì 7 novembre 2008
Sfumature #1
Rachel Donadio, New York Times
Mentre Silvio Berlusconi si trovava in compagnia del presidente russo Medvedev, il premier italiano ha decio di sfoderare dal suo repertorio di "battute", una di quelle da antologia della gaffe!
Salutando l'insediamento di Barack alla presidenza americana, ha avuto la brillante idea di definirlo "abbronzato". A chiunque passasse per la testa che la dichiarazione del nostro amato presidente sia inappropriata, di pessimo gusto, ambigua e velatamente razzista, sappia che è un imbecille! Lo ha affermato lo stesso premier che ha invece dato la giusta interpretazione del proprio pensiero unico. "E' stata una carineria", avrebbe detto ai microfoni dei giornalisti.
Se volete continuare a leggere, sappiate che chi scrive è un imbecille e forse lo siete anche voi.
