
Silvio Berlusconi è tornato ad attaccare i magistrati, la Corte Costituzionale e il Capo dello Stato. Lo ha fatto ieri, a Bonn, durante il congresso del Ppe, davanti ad una platea imbarazzata dalle parole del Premier italiano. Berlusconi ha parlato di un partito dei giudici che si oppone al legislatore e abroga le sue leggi grazie all’aiuto della Consulta, riferendosi alla bocciatura del lodo Alfano e alle dichiarazioni della sesta Commissione che avrebbe trovato un profilo di incostituzionalità nel ddl sul processo breve depositato al Senato il 12 novembre scorso. Berlusconi non ha risparmiato neppure Napolitano che ha definito arbitro di parte e uomo di sinistra come lo sarebbero stati i suoi due predecessori.
Si riaccende così la tensione tra il Presidente del Consiglio e il Quirinale. In una nota ufficiale, il Colle ha espresso la preoccupazione di Napolitano che, con toni duri, aveva definito quelle dichiarazioni un “attacco violento alle istituzioni”.
Anche Gianfranco Fini è tornato a chiedere chiarimenti, critico soprattutto sulla scelta del contesto scelto dal Presidente del Consiglio per il suo sfogo. Prendendo le difese dell’inquilino del Colle, oggi, davanti agli studenti dell’università della Calabria, ha ricordato che in politica servono valori condivisi, rispetto della Carta costituzionale e dell’arbitro.
Aspre critiche sono arrivate anche dall’opposizione. Di Pietro ha parlato di uso privato del Parlamento e ritorno al fascismo, mentre Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd ha definito indecente il comizio di Berlusconi, il primo a non rispettare gli organi di garanzia della democrazia italiana.
Ferma la posizione del Premier che non ha rettificato le sue dichiarazioni e non ha aggiunto niente per allentare le duplici tensioni con il Quirinale e il Presidente della Camera. Si è detto pronto, invece, a tornare alle urne per riconfermare la sua leadership in risposta ad una opposizione che si serve dei processi e dei pentiti di mafia per metterlo fuori gioco.

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