
RAGGIUNTO L'ACCORDO, MA NON E' VINCOLANTE
La Conferenza Onu ha “preso nota” dell’accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici raggiunto ieri a Copenaghen. Dopo una notte segnata dalla forte opposizione al testo da parte dei Paesi piccoli, i delegati hanno rinunciato a votare ogni punto del documento, optando per una formula meno impegnativa del 'prendere nota' dell'accordo.
Alla fine i paesi in via di sviluppo hanno ceduto anche perché, senza un accordo all'unanimità, non avrebbero potuto essere attivati nemmeno i fondi previsti dall'Accordo per i Paesi del Terzo mondo, pari a 30 miliardi di dollari entro il 2012, rispetto ai 10 inizialmente previsti.
Di fatto l’intesa è stata raggiunta con un documento senza cifre sulle riduzioni della Co2, con il riconoscimento dei dati scientifici che stabiliscono a 2 gradi il massimo aumento della temperatura, e con un’unica certezza, i fondi: 30 miliardi di dollari nel triennio 2010-2012 e 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020.
«Non siamo qui per parlare, siamo qui per decidere» aveva dichiarato Barack Obama ieri mattina, ma non è stato facile. Con lo scorrere delle ore i toni sono cambiati. "C'è ancora molto da fare. Dovremo lavorare ancora per arrivare a un'intesa vincolante per tutti". Poi aveva ribadito che gli Stati Uniti non sono legalmente vincolati dall'accordo ma ribadiscono i loro obiettivi per il taglio delle emissioni.
A vincere è stata la Cina che ha rifiutato il target di emissioni globali al 2050 del 50% per tutti i paesi. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy ha espresso “delusione” per il mancato riferimento al taglio delle emissioni e ha annunciato una nuova Conferenza a Bonn entro 6 mesi.
I Paesi del Terzo mondo hanno tenuto svegli i delegati tutta la notte. L’arcipelago di Tuvalu nel Pacifico è stato protagonista di una ferma opposizione insieme a Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua e Costarica. Apisai Ielemia, il presidente di Tuvalu, ha detto che il loro futuro “non e' in vendita. Per noi questa trattativa decide semplicemente la nostra vita o la nostra morte”. Le nove piccole isole collocate nel mezzo dell’Oceano potrebbero essere cancellate con un’inondazione o un uragano. E i soldi non fermerebbero queste catastrofi.
Per Tuvalu l’Italia ha offerto qualcosa di più interessante dei soldi. Il progetto ideato dal direttore generale Corrado Clini e realizzato con il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici darebbe un servizio meteorologico avanzato integrando le previsioni a breve con quelle a lungo e medio periodo. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, lo aveva presentato a New York, durante l’ultima commissione dello Sviluppo sostenibile dell’Onu ricevendo apprezzamenti dagli altri Paesi membri..
Anche le associazioni ambientaliste hanno sùbito protestato e denunciato il fallimento del summit. “Ma quale accordo storico: è un fiasco totale” ha attaccato Greeenpeace. Ma il ritmo di crescita dell'eolico nel mondo ha battuto le previsioni degli ambientalisti. Nel 2008 gli investimenti nelle rinnovabili hanno superato quelli nelle fonti convenzionali. La Cina è uscita vincitrice da questo accordo che le permette di continuare la sua corsa verso la conquista della leadership economica mondiale, anche nel settore delle rinnovabili, ma deve fare anche i conti con la capitale assediata dal deserto, l'inquinamento galoppante e il rischio che una parte importante dei benefici economici della crescita sia inghiottita nel buco del dissesto climatico.

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